I primi semplici passi eco sostenibili

Quali sono i primi passi eco sostenibili? Occorre stravolgere ogni abitudine? In realtà sono molto semplici (almeno secondo la mia esperienza) e probabilmente alcuni li hai già adottati!

All’inizio di un percorso sembra tutto bellissimo, ma allo stesso tempo ci si chiede “Ok ma da dove parto?” Alcune volte cadiamo vittime del marketing (ne avevo parlato in questo articolo https://bit.ly/decluttering_ecosostenibile), ma le soluzioni possono essere proprio sotto i nostri occhi a costo zero!

Difficile da credere? Leggi i prossimi “primi passi” e verifica se qualcuno lo hai già messo in atto!

CONSUMARE

Portare a termine/finire tutti i prodotti già iniziati. I packaging eco sostenibili sono meravigliosi e si vorrebbero acquistare tutti subito, ma prima sarebbe raccomandato consumare la scorta di bagnoschiuma, dentifrici e creme aperti o già acquistati. Buttare e sprecare non è assolutamente un atteggiamento green. Eventualmente si potrebbero anche regalare a qualche amica.

Soltanto dopo aver concluso le scorte si possono comprare i nuovi prodotti eco sostenibili.

Ecco alcune sostituzioni green:

  • Cotto fioc bio degradabili o riutilizzabili al posto di quelli usa e getta;
  • pad struccanti, al posto del cotone o salviettine usa e getta ( sono stati il mio primo acquisto eco!)
  • saponette solide/shampoo solido al posto del bagnoschiuma/shampoo nelle confezioni di plastica;
  • quaderno cancellabile al posto del block notes per scrivere qualcosa che poi verrà buttato;
  • scottex lavabile e biodegradabile al posto di quello usa e getta.

ACQUA

Tasto molto dolente. Pur essendo un bene di primissima necessità ancora troppe persone non hanno acqua potabile a disposizione. Inoltre mi chiedo perché nel 2021 si produca ancora così tanta plastica per contenere e trasportare acqua. Alcune alternative?

  • Filtri per il rubinetto (ammetto che non li ho provati, ho letto di pareri molto contrastati in merito) per riempire le bottiglie di casa;
  • fare rifornimento alle “casette/fonti” dell’acqua (ne ho una vicino casa e adotto questa soluzione);
  • avere sempre con sé la propria borraccia. In commercio ce ne sono di bellissime a pochi euro e mantengono l’acqua fresca per 24 ore e calda per 12. In questo modo si evita di acquistarla in bottigliette di plastica… con costi davvero elevati nei bar;
  • chiudere il rubinetto mentre ci si insapona le mani o si passa lo spazzolino tra i denti;
  • preferire la doccia al bagno e farla in 5 minuti (personalmente pecco ancora molto in questo… ma d’inverno non riesco. Sono freddolosissima e il richiamo della vasca con acqua bollente è più forte di me, ma migliorerò!!! In compenso riempio poco la vasca. Per fortuna sono bassina e piccolina!)

RISCALDAMENTO

Per una freddolosa come me è un controsenso, ma il mio riscaldamento è impostato sui 20 gradi, la giusta temperatura che si dovrebbe tenere d’inverno negli ambienti chiusi. In casa mi copro con maglioni e sciarpa. Anche coperte. Non lasciare il riscaldamento accesso 24H, soprattutto se non si è in casa. Per evitare di entrare in un iglù si potrebbe programmare l’accensione della caldaia con un timer, Alexa per i più tecnologici, oppure avviarla appena si rincasa. Non ho il condizionatore, pertanto preferisco non dare consigli in merito. Se qualcuno ha dei suggerimenti, sono più che graditi e ben acetti.

Questi sono semplicissimi primi passi che però potrebbero fare la differenza. Sono a costo zero, anzi permettono anche di risparmiare.

Qual è già entrata a far parte delle tue abitudini green?

Trovare le proprie ancore per non perdersi in un percorso

All’inizio di un percorso tutto è nuovo, bello e si è carichi di energia e voglia di sperimentare. Dopo un po’ però l’entusiasmo viene a mancare. Ciò che era “nuovo” inizia a diventare routine e trovare nuovi stimoli o entusiasmo per andare avanti, diventa più difficile. Ci si dimentica anche delle motivazioni che ci avevano spinto a intraprendere quel cammino.

Tra i libri che mi hanno ispirata ad abbracciare uno stile di vita eco sostenibile c’è il libro “Vivere intenzionalmente” di Silvio Gulizia che consiglia di fare affidamento sui propri valori, fondamentali per non mollare la scelta fatta. Il suo esempio è questo: se si mette in cima alle lista dei valori personali il trascorrere il tempo con la propria famiglia, al rientro a casa dal lavoro sarà più facile spegnere il telefono e con lui le infinite distrazioni per dedicarsi completamente ai propri bambini. Il valore ci ricorda così anche le azioni da compiere.

Nel mondo eco sostenibile preferisco usare il termine “ancora” a “valore”. L’ancora tiene ben saldi, l’ancora ci permette di fermarci senza perderci mentre consultiamo la rotta.

Quali potrebbero essere queste “Ancore”?

Beh innanzitutto capire qual è stato il primo passo che ha fatto adottare uno stile di vita eco sostenibile, cosa dell’eco sostenibilità potrebbe fare la differenza nella propria vita e cosa lo farebbe a livello mondiale.

Ad esempio potrebbero essere:

  • Informarmi sui prodotti e comportamenti eco sostenibii.
  • Chiedersi “mi serve veramente/ne ho bisogno?” prima di un acquisto (anche se eco sostenibile. Ne avevo parlato qui https://bit.ly/decluttering_ecosostenibile )
  • Se esiste una soluzione plastic free, preferisco acquistare quella!

E’ possibile ampliare e cambiare le proprie ancore nel corso della vita, però è bene averle salde e chiare , provare sempre piacere nell’applicarle anche alla millesima volta sapendo di fare qualcosa di buono per se stessi, per chi ci è vicino, ma anche lontano.

Le ancore sono utili sia all’inizio per partire con obiettivi chiari e precisi, sia in qualunque altro momento, per ritornare sui propri passi e ritrovare la motivazione di partenza che permette di continuare.

Può capitare di smarrirsi. A me è successo, succede e succederà ancora, ma per non perdermi completamente torno alle mie ancore.

Hai già pensato alle tue ancore per fermarti e fissare il tuo percorso senza smarrire la rotta?

Cosa mi serve davvero?

Cosa mi serve davvero? Cosa scelgo veramente?

Queste domande hanno iniziato a frullare nella mia testa quando ad un certo punto del mio percorso ecostenibile, mi sono ritrovata a voler comprare molte più cose di quelle che realmente mi servivano: stracci compostabili, spugnette di luffa, matite piantabili, spazzolini di bambù, occhiali da sole in legno… la lista di oggetti bellissimi ed eco sostenibili era lunghissima e faceva una bella concorrenza alle sirene di Ulisse!

Stavo diventando schiava del marketing online: appena si digita qualcosa nei motori di ricerca, subito si viene tartassati con pubblicità di prodotti in linea con le ricerche appena fatte. Il “suggeriti per te/scelti per te” alla fine sono stati decisi da un algoritmo, non realmente da me (te).

Però nel mio breve percorso avevo imparato che avere uno stile di vita eco sostenibile si avvicinava a quello minimal. Quindi prima di ogni acquisto domandarsi “di cosa ho veramente bisogno? Ciò che sto per mettere nel carrello è una mia scelta oppure mi sono lasciato influenzare da fattori esterni?”

E così mi sono resa conto che prima di acquistare quel meraviglioso shampoo solido, sarebbe stato meglio finire la scorta di prodotti in scatola che avevo già in casa… buttarla di certo non sarebbe stato per nulla eco!

Ho iniziato ad aprire ogni mio cassetto e vedere cosa mi serviva, cosa dovevo ancora finire e cosa invece avrei potuto regalare, per fare spazio a qualcosa di nuovo.

Ho scoperto che questa è proprio l’essenza del decluttering: liberarsi in modo consapevole (ed eco sostenibile) di ciò che non ci serve più per fare spazio a qualcosa di nuovo.

Trovare il giusto spazio ci farà anche sentire meglio. Predispone a energie di rinnovamento.

Come si può fare spazio in modo eco sostenibile?

  • Innanzi tutto finendo/consumando ciò che stavamo utilizzando e acquistando solo successivamente la sua versione eco.
  • Acquistare le giuste quantità che ci servono per evitare sprechi o mettere qualcosa nel cestino solo “perché è scaduto”
  • Se dobbiamo buttare qualcosa, facciamolo secondo la raccolta differenziata. L’app Junker in questo ci aiuta tantissimo: tra le varie funzioni segnala dove buttare i packaging semplicemente fotografando il codice a barre del prodotto! (Ne avevo parlato in questo articolo https://bit.ly/green_app )
  • Se si tratta di vestiti si può organizzare uno swap party (https://bit.ly/ecolulluswapparty), donarli a chi ne ha bisogno o magari rivenderli. Ormai esistono diversi siti dove si possono vedere e acquistare indumenti usati. Lo stesso vale anche per gli oggetti: si possono mettere in vendita o donare ad associazioni che aiutano chi si trova in un momento di difficoltà economica.
  • Comprare l’usato! Anche se i materiali con cui è fatto un oggetto non sono proprio eco sostenibili, se esiste già, perché doverne creare un altro? E’ il caso dei libri, delle biciclette, pc, mobili, vestiti… se in buono stato e soddisfano la nostra richiesta, anche usati sono ottimi!

Aver cura di un oggetto significa dargli anche la giusta dignità! Al posto di rinchiudergli in cassetti tra la polvere e i ricordi, ringraziamoli per tutto ciò che ci hanno dato e diamo loro una nuova vita.

Treedom, il tuo albero nel mondo

Un giorno, usando l’app Forest (che aiuta a rimanere concentrati facendo crescere alberi e ne ho parlato qui http://bit.ly/concentraticonforest ) mi è comparso un curioso un banner: Treedom. Incuriosita l’ho cliccato e nel giro di pochi minuti avevo già acquistato un albero di cacao (è più forte di me sono terribilmente golosa di cioccolato!) in Camerun.

In realtà avevo comprato i semi che una comunità di contadini avrebbe poi seminato per me. Il 24/08/2018 è nato il mio alberello. Ecco la sua carta d’identità che Treedom mi ha inviato. Tutt’ora mi arrivano e-mail periodiche che mi tengono aggiornata sullo stato della pianta di cacao.

Cos’è Treedom? (Trascrivo un bellissimo video che potete trovare anche sul suo sito)

E’ un sito attraverso cui puoi piantare un vero albero, sapere dove si trova, vedere la sua foto e seguire la storia di ciò a cui darà vita!

Perché piantare un albero con Treedom?

Innanzitutto perché il tuo albero crescerà e assorbirà C02 dall’atmosfera, ma contribuirà anche a realizzare un progetto agro forestale

Dove verrà piantato il mio albero?

Puoi scegliere tra diversi paesi, perché Treedom pianta alberi in tutto il mondo.

Chi se ne prenderà cura?

Saranno proprio delle comunità di contadini, saranno loro a piantarli, curarli e godere dei loro frutti.

Come faccio a fare tutto questo?

Facile! con un click: https://www.treedom.net/it/ e puoi anche regalare un albero tramite una mail, messaggio o bigliettino

Una bellissima idea per piantare alberi nel mondo aiutando le comunità locali. Anche chi ha il pollice nero come il mio o non ha un giardino, non ha più scuse per donare al mondo più ossigeno e piante!

Ps: un grazie alla mia cara amica Jo che mi ha ricordato di Treedom e del mio albero, dandomi lo spunto per parlarne anche qui. Se da questa lettura verrà piantato un albero, allora tutto questo ha davvero un senso: rendere il mondo un posto più bello, dove uomo e natura convivono e si aiutano reciprocamente.

Leggi altri articoli con curiosità ecosostenibili!

Swap Party

Nuovi abiti nell’armadio, a costo zero? Non è un sogno, ma swap party!

Lo butto o lo tengo? L’eterno dilemma davanti a molti capi sepolti nel guardaroba! Alzi la mano chi davvero indossa (stagione permettendo) tutti i vestiti del suo armadio nell’arco di 12 mesi?

Da uno studio risulta che in ogni guardaroba ci siano ben 22 indumenti che non vengono indossati: taglie sbagliate, taglie che erano perfette alcuni panettoni fa, capi che forse, magari, potrebbero tornare di moda… e così si finisce per accumulare vestiti su vestiti comprandone sempre di nuovi. Il portafogli si svuota mentre l’armadio esplode per poi indossare sempre quei 10 outfit ammassati sulla sedia!

Il settore moda, purtroppo, è a forte impatto ambientale. Gli stilisti, nell’ultimo periodo, si sono dimostrati molto più sensibili alle tematiche ecosostenibile impegnandosi a utilizzare tessuti naturali, creando “mode” che si protraggano per più tempo e proponendo negli showroom vestiti secondo stagione.

Se un milione di persone comprasse vestiti di seconda mano, verrebbero prodotti 6 milioni di kg di anidride carbonica in meno.

In tempi di saldi non è facile resistere al richiamo della scritta a caratteri cubitali “SALE” fuori da ogni negozio. Lo shopping è anche una coccola e alcune volte dei capi sono indispensabili. Buona norma sarebbe quella di dare una sbirciatina profonda alla propria Narnia non solo per i cambi stagionali, ma anche prima dei saldi. Scartare ciò che non vede la luce da un anno e segnarsi cosa acquistare.

Cosa fare di quei vestiti che non indossiamo più? SWAP PARTY!

Esiste uno shopping eco sostenibile che in realtà è un “party” di vestiti che a me piace molto perché permette di dare una seconda vita a quei 22 capi dimenticati nell’armadio! Sto parlando dello SWAP PARTY! Molto in voga oltre oceano!

Swap significa scambiare. Negli swap party infatti ci si scambiano i vestiti, in modo equo. Ad ogni indumento o accessorio portato, viene affidato un punteggio in base alla marca, tessuto e “consumo”. Pertanto si potrà prendere a costo zero un oggetto di ugual valore. Se per caso ci si è innamorati di un vestito che ha un punteggio superiore al nostro, si può aspettare la fine dello swap party e se quel capo non viene preso da chi ha quel punteggio tra i suoi cartellini, è possibile aggiungere la differenza di punti in denaro e portarlo così a casa al posto dei vestiti che abbiamo portato.

I vestiti che rimangono allo swap party, solitamente vengono ceduti in beneficenza (in realtà non ne sono così sicura, ma a me piace pensarla così e lanciare questa idea!)

Non di rado lo stesso indumento che su di noi non stava bene, su un’altra persona magicamente riacquista valore. Magari non era il nostro stile, non sapevamo come abbinarlo… però è anche bello vedere come vestiti che nel nostro armadio erano defunti, riacquistano subito vita.

A volte ciò che non ci piace più o non ci va più bene, può trovare una nuova vita ed è giusto donargliela.

Il decluttering aiuta anche a stare meglio, ci libera da tante energie trattenute.. ma di questo argomento, ve ne parlerò presto in un altro articolo!

SWAP PARTY… ne organizziamo uno online??!!??

In Italia diremo addio a bicchieri e palloncini monouso

L’Italia probabilmente sarà il primo Pese europeo a bandire bicchieri e palloncini monouso che sono tra le principali fonti di inquinamento e troppo pericolosi per gli abitanti dei nostri mari e oceani.

Pensando ai palloncini vengono subito in mente le feste di compleanno per i bambini, archi di tutti i colori e svolazzi (e scoppi) da tutte le parti.

Da animatrice di feste ho perso il conto di quanti ne ho gonfiati, quante spade, pistole, cagnolini, cuori e fiori ho creato. Ogni volta con un sussulto quando scoppiavano: il bambino in lacrime che arrivava e mi chiedeva di rifarne un altro che poi sarebbe scoppiato e riscoppiato ancora e ancora. Ma non riuscivo mai a dire di no. Spiegavo loro che nei palloncini c’era una magia e funzionava solo col sorriso dei bambini: le lacrime rompevano la magia, il palloncino non si gonfiava e non potevo modellarlo, quindi non sarebbe potuto tornare a giocare con gli altri bambini impugnando con la sua scultura di palloncino. E così le lacrime lasciavano spazio ai sorrisi.

Tuttavia non sono mai stata attratta dagli archi di palloncini. Ho sempre preferito altri tipi di addobbi. Però continuo a giocare a “non deve cadere il palloncino” e ogni Ferragosto i gavettoni sono immancabili.

Archiviati i ricordi felici da bambini, occorre anche fare i conti con la realtà: i palloncini gonfiabili inquinano tantissimo e sono al terzo posto tra i rifiuti più pericolosi per foche, tartarughe e uccellini marini.

Pertanto l’Italia ha deciso di bandirli. Ma non sono l’unico oggetto di festa ad essere incriminato: via anche (e aggiungo finalmente) i bicchieri di plastica.

Questa iniziativa parlamentare è stata promossa dall’associazione Marevivo: solo in Italia vengono consumati tra i 6 e i 7 miliardi di bicchieri di plastica monouso all’anno, cioè tra i 16 e i 20 milioni al giorno.  Un dato che fa veramente girare la testa se si pensa alla nostra cara Terra.

Attualmente è solo una proposta. L’iter parlamentare non si è ancora concluso, anche se non sembrano esserci impedimenti al varo della legge. L’emendamento è stato infatti già approvato in commissione Ambiente e in commissione Affari europei in Senato e inserito nel disegno di legge che passerà ora alle Camere per il voto, e in caso di approvazione finale consentirebbe all’Italia di essere all’avanguardia tra gli altri paesi europei.

Un’avanguardia che ci piace tantissimo!

Speriamo di poter essere il traino europeo (e mondiale) di questa lotta alle plastiche monouso ancora di largo consumo.

Fortunatamente in commercio esistono già valide soluzioni alternative ai bicchieri di plastica monouso: troviamo infatti quelli biodegradabili… ( https://amzn.to/3cJzq9c )

Per i palloncini non ho ancora visto un sostituto. Almeno per i gavettoni di Ferragosto! Va beh li faremo con le secchiate d’acqua in vecchio stile. O forse sarebbe meglio trovare un altro divertimento piuttosto che sprecare acqua?

Fonte: http://bit.ly/fontetouringclub

A MILANO STA PER ARRIVARE UNA FOOD FOREST: 2000 PIANTE STANNO PER ESSERE PIANTATE PER CREARE UN ECO-SISTEMA TUTTO DA GUSTARE

Quante volte, vivendo in città, ci si è ritrovati a pensare “eh sarebbe bello se ci fosse più verde, delle piante da frutto…”

Ma da oggi, a Milano tutto questo sarà possibile grazie al progetto “Food Forest” che prenderà vita nel Parco Nord di Milano .

Ma cosa significa esattamente “Food Forest”? Il progetto si fonda su uno dei principi della permacultura e simula quello che avviene in un bosco: consiste nel coltivare un’area con piante con diverse altezze in modo sinergico così da ottimizzare l’uso di risorse, acqua e manutenzione.

L’area avrà un’estensione di 10 mila metri quadrati e 2 mila piante tra: acero, biancospino, carpino, ciliegio, frassino, melo selvatico, nocciolo, pero selvatico, prugno, rosa canina, sanguinella, quercia e tiglio.

Al momento è possibile adottare le piante in 2 modi: attraverso crowdfunding su wownature.eu ( https://www.wownature.eu/ ), oppure gustando un buon piatto il sabato (a partire da sabato 11 Luglio) in uno dei ristoranti della catena “That’s Vapore” che donerà il 50% del ricavato dei piatti vegetariani alla piantumazione di alberi. La formula è valida il sabato sia per i piatti consumati in loco che d’asporto. That’s Vapore da sempre si impegna in scelte eco sostenibili: il packaging d’asporto, ad esempio, è interamente biodegradabile e i locali sono alimentati da energie rinnovabili. (Pagina facebook di “That’s Vapore https://www.facebook.com/ThatsVapore/ )

Le piante adottate saranno messe a dimora tra ottobre e novembre e tutti quelli che hanno contribuito alla raccolta, potranno partecipare all’evento autunnale di messa a terra.

Cosa sarà possibile fare nel Food forest? Verranno strutturati tre percorsi stagionali: primaverile, estivo e autunnale per creare un viaggio tra storia, usi e ricette delle piante. Un modo per conoscere le piante che crescono nel nostro territorio e valorizzarne gli impieghi. Una volta che le piante saranno mature e inizieranno a dare i loro frutti, sarà anche possibile gustarli.

Inoltre, una volta diventate grandi, ciascuna pianta sarà in grado di trattenere tra i 7 ed i 33 kg di CO2 ogni anno.

Iniziativa bellissima che andrebbe replicata in ogni città! Beh quasi quasi sabato vado a pranzo da That’s Vapore per contribuire a questa novità. Qualcuno vuole unirsi?

FONTE: Elle

La Nuova Zelanda combatte l’inquinamento a scuola!

Le scuole della Nuova Zelanda hanno una nuova materia di studio: come inquinare meno! Perché l’educazione ambientale va insegnata e applicata fin dai banchi di scuola.

Gli scioperi contro i cambiamenti climatici sono iniziati a scuola, o meglio dire fuori dalle aule con i #fridayforthefuture e le giovani generazioni hanno risposto molto bene dimostrando grande attenzione per il problema ambientale. Ma non basta. Occorre fare qualcosa in più.

Se gli scioperi per l’ambiente hanno sicuramente smosso le coscienze, occorre anche passare ad un piano attivo concreto mentre si aspettano cambi di rotta da parte delle grandi potenze.

Così la Nuova Zelanda ha lanciato una nuova materia di studio: delle ore dedicate a come ridurre l’inquinamento, come mangiare in modo più sostenibile e quali azioni e comportamenti adottare nella vita di tutti i giorni per ridurre il riscaldamento globale e inquinamento. Un atteggiamento attivo e non passivo per sentirsi davvero utili!

Una vera e propria “alfabetizzazione climatica” che parte dai banchi di scuola.

Le nuove generazioni, attente al problema dei cambiamenti climatici, hanno anche modo di informarsi grazie ad internet ed è giusto guidarli e accompagnarli verso un cambiamento che non può più essere rimandato.

Chissà che presto non saranno i bambini a educare e rimproverare noi “grandi” per gli atteggiamenti scorretti verso la nostra bellissima Terra.

Compiere azioni concrete nella quotidianità. Ognuno nel suo piccolo può fare concretamente qualcosa. Le soluzioni green sono alla portata di tutti e spesso a costo zero! Per salvaguardare il nostro Pianeta occorre soprattutto buon senso.

Brutti ma buoni: il progetto contro lo spreco di Legambiente

Bello ormai è diventato sinonimo di buono, ma è proprio così? Intanto si registrano perdite fino a 16 miliardi di Euro ogni anno per il cibo sprecato. Si tratta di frutta e verdura invenduta perché “non bella”

Cocomeri perfettamente tondi, mele che perfino la strega di Biancaneve ci invidia per quanto sono rosse, grandi, luccicanti e perfette. Limoni lisci, insalata perfettamente intatta… anche frutta e verdura sono diventate Fashion.

Peccato che non sempre la perfezione faccia rima con gusto e biologico. Spesso si tratta di alimenti trattati e spesso non biologici.

“Se c’è il verme vuol dire che è buono e genuino, altrimenti il verme non ci va” ci ripetevano i nostri nonni…

I più attenti del Bio lo sanno che più un prodotto è trattato, più risultera perfetto nella sua forma esteriore. Questo è dovuto alla nostra società che acquista prima con gli occhi. Effettivamente a chi non piace la bellezza? Anche se personalmente preferisco il buono!

Così ogni anno c’è uno spreco di circa il 21% dei prodotti alimentari considerati “brutti”.

Naturasì, catena di supermercati famosi per l’etica Bio, si è attivata per contrastare questo spreco alimentare. I prodotti così detti “Brutti, ma buoni” sono messi in vendita ad un prezzo inferiore rispetto a quelli “belli”. Ci si porterà a casa un prodotto biologico, ma al prezzo classico di quello di mercato non biologico.

In un solo mese (maggio) nel quale sono stati recuperati anche i prodotti che non superano gli standard (esclusivamente) estetici si è passati da uno spreco del 20% di prodotti abbandonati al 4%!

L’idea è quella di estendere l’iniziativa a tutta l’Europa per un acquisto più consapevole per salvagiardare il nostro pianeta: il green deal agricolo. Speriamo diventi presto realtà.

Intanto gustiamoci ottima frutta e verdura bio, con un prezzo scontato grazie a Naturasì e Lagambiente.

Alla fine, una volta in padella, chi vede più la forma iniziale? E l’estetica ci può imbrogliare e attrarre inizialmente, ma una volta che il cibo arriva alla nostra bocca se sa di plastica o non ha sapore… non c’è bellezza che tenga.

Grazie mamma che sei nata in campagna e mi hai sempre fatto trovare frutta e verdura buonissimi, anche se magari non erano bellissimi visti nel frigo o nel porta frutta… ma sicuramente buonissimi!

Musire anti covid-19 fiorite e green!

Finalmente dopo il lock down siamo tornati a poterci gustare il caffè seduti comodamente al bar, ma anche una buona pizza in pizzeria o una gustosa cena al ristorante. Nelle scorse settimane abbiamo fatto razzia di lievito e ci siamo divertiti a impastare, sfornare e gustare pizze, focacce e dolci home made. Però ogni tanto è bello coccolarsi e viziarsi un po’ andando al ristorante. Magari individuando quelli che rispettano la nostra scelta etica.
Purtroppo molte attività devono ricorrere al plexiglass per segnare il distanziamento e limitare i contagi perché comunque quando mangiamo spostiamo la mascherina e può scappare un colpetto di tosse o starnuto.

Ma io che non sono amante dell plexiglass, della plastica, trovo assurdo che un virus si combatta con rifiuti altamente inquinanti (e qui già mascherine e guanti buttati in terra come se fosse il miglior concime per la terra…)
Ma ho scoperto una soluzione bellissima e super eco!
Eliminata la plastica, ci sono delle ottime alternative.

Purtroppo molte attività devono ricorrere al plexiglass per segnare il distanziamento e limitare i contagi perché comunque quando mangiamo spostiamo la mascherina e può scappare un colpetto di tosse o starnuto.

Ma io che non sono amante dell plexiglass, della plastica, trovo assurdo che un virus si combatta con rifiuti altamente inquinanti (e qui già mascherine e guanti buttati in terra come se fosse il miglior concime per la terra…)
Ma ho scoperto una soluzione bellissima e super eco!
Eliminata la plastica, ci sono delle ottime alternative.
delle ottime alternative.

Barriere si, ma di piante e fiori!

L’idea arriva da Pistoia, più precisamente dalla GIORGIO TESI GROUP anzienda lidear in Europa per vivai: praticamente si mettono delle piante, delle siepi tra i tavoli come divisori misura anti Covid-19

In questo vivaio troverete tantissime piante e idee che si adattano ad ogni clima e ambiente!

Un’ottima soluzione per tutti!

Un tocco green e di colore per i locali e lungo le strade, nelle piazze: ovunque servano dei divisori. Sia per prevenire il contagiosa Covid-19 sia per abbellire le nostre location.

Un’idea green e perfetta per eliminare la plastica!

Soluzioni per ogni esigenza!

Moltissime le piante tra cui scegliere in base alle esigenze (interno/esterno). Troviamo: bambù, vite, cipresso, lauro, pitosforo, oleandro, cespugli di more ma anche gelsomino, passiflora, bouganville e altre ancora. Resistenti a temperature elevate, vicinanza al mare oppure siccità. Ma le scelte non finiscono qui: troviamo anche soluzioni con una fioritura che segna l’intera stagione estiva, tanto che alcuni stabilimenti balneari del nostro Paese hanno già avviato i contatti per l’installazione di questo tipo di “distanziatori sociali”.

Idea perfetta da adottare anche in spiaggia

Una sorta di giardino privato vista mare! Almeno grazie al distanziamento quest’anno in vacanza forse riusciremo a il nostro prendisole di qualche millimetro senza finire addosso ai nostri vicini di ombrellone.

Magari questi divisori ci isoleranno anche dalla vicina Carmela che chiama i 5 figli a gran voce e nel frattempo ci fa la radiocronaca dei suoi mesi di lockdown… ovviamente senza che nessuno l’abbia chiesto! Chi non ha mai avuto Carmelita come vicina in spiaggia?

Battute a parte, io questa idea dei divisori con le piante la trovo davvero molto bella.

Bravi GIORGIO TESI GROUP di Pistoia.

Ma attenzione!

Si vocifera infatti che Francia e Germania, abbiano già fatto degli ordini…

… Mica che come sempre ci facciamo fregare all’estero le belle iniziative italiane??